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#hope2026 Contempl-azioni

premessa #hope2026: il 16 luglio 2018 è stata lanciata su Facebook la campagna comunicativa #hope2026  che ci chiedeva di immaginare la fine di una ‘una società vecchia, triste e in frantumi, fondata sull’egoismo e sul razzismo, sulla povertà e sull’emarginazione della maggioranza della popolazione, sulla devastazione dell’ambiente e sulla corruzione’ a seguito da una ‘rivoluzione partita dalle periferie’.  La richiesta di descrivere ‘un momento, una scena o una giornata intera in un futuro in cui la barbarie sta finalmente declinando’ è stata accolta volentieri da alcun* membr* della TRU. I più o meno brevi racconti già condivisi sulle pagine personali di FB saranno pubblicati settimanalmente sul blog fino alla fine di agosto. L’invito a partecipare con le istruzioni da seguire è pubblicato alla fine di questo primo racconto scritto da Gerardo Cibelli e Stamatia Portanova, pubblicato qui sotto. L’intera serie dei racconti di #hope2026 è reperibile qui

Contempl-azioni

di Stamatia Portanova e Gerardo Cibelli

Immagine:  Luxe, calme et volupté, di Henri Matisse

Erano passati esattamente otto anni da quando la “Rivoluzione”, che era partita dalle periferie e piu’ precisamente da un luogo, periferico in ognun* di noi, aveva vinto. Un luogo della mente, ai margini di quel pensiero e di quella storia propriamente umani che ci erano stati ormai paradossalmente e generosamente svelati dall’intelligenza artificiale (un’entita’ cosi’ priva di attaccamenti nostalgici, affetti coinvolgenti o dubbi rischiosi) come delle superstiziose credenze, testardaggini primordiali che ci avevano condotto direttamente verso il buio spaventoso di un fallimento totale.
Questa consapevolezza del grande inganno aveva spazzato via quella societa’ malata e piena di odio, un odio che per millenni aveva mortificato, colpevolizzato e soprattutto ingiustamente indebitato quasi tutta la nostra specie (o forse tutta), distrutto l’ambiente in nome di un’accumulazione capitalista e monoteista, con precise (ma limitate) finalita’ egoistiche di poche classi agiate, contro il flusso libero del dispiegarsi senza danni che la materia panpsichisticamente ci mostra. Aspiravamo anzi adesso a farci addirittura anti-materia, ad assumere le sembianze della materia oscura dei buchi neri, sfuggente alla conoscenza e al controllo. Ogni parte di noi collegata a quelle di tutti gli altri.
Questo fu il nostro ultimo pensiero da “umani”, quando quella mattina sedevamo insieme sull’erba, sulle spiagge, sui muretti a Nairobi, Napoli, Nagasaki, milioni di persone collegate, ad ammirare la totale sinergia con tutto quello che ci circondava. La connessione relazionale tra di noi era forte. E avevamo tutto il tempo. Tutto lo spazio. Anzi non li avevamo, ci avevano. Tutt*, indistintamente. Un abbraccio caloroso e un vivo ringraziamento ci veniva dal sole.
Ma nel frattempo contemplavamo anche quell’ingegnoso e silenzioso meccanismo quantistico che una volta, ingenuamente, avevamo pensato lavorasse e producesse per noi, e che ‘alcuni’, piu’ appassionati di deliranti fantasie distopiche e oscuri illuminismi eugenici, avevano invece visto come la tecnologia matrigna di una futura terribile discriminazione e schiavizzazione. Ebbene, quel meccanismo ci aveva invece liberat* dal peso della contingenza, restituendoci immortalita’, senza pretendere nulla in cambio. Veneravamo percio’ quello strumento che, esso stesso libero da contingenze, non concepiva l’esistenza come un conflitto di individuali finalita’, e ci insegnava tanto. Quando mai le macchine si sono anche solo minimamente sognate di distinguersi per colore, o rango di importanza, o anche solo per rarita’ di materiali e utilita’ di funzione? Quando mai hanno pensato di soggiogare, sfruttare, distruggere, o anche solo pietosamente di aiutare altre macchine? Cosi’, tra una contempl-azione e l’altra, passammo tutto il giorno, quando all’improvviso, giunta la sera, per la prima volta non avemmo piu’ la sensazione del tramonto.

#hope2026

Istruzioni campagna #hope2026

2026: Dopo anni bui, finalmente una rivoluzione, partita dalle periferie, comincia a disegnare e organizzare un mondo diverso. Si cominciano a formare comunità sempre più larghe e inclusive, per spazzare via una società vecchia, triste e in frantumi, fondata sull’egoismo e sul razzismo, sulla povertà e sull’emarginazione della maggioranza della popolazione, sulla devastazione dell’ambiente e sulla corruzione.
Si sta diffondendo finalmente un sentimento collettivo di solidarietà, si sta liberando il desiderio, si stanno di nuovo sviluppando la collaborazione e la cooperazione.
Proiettati in questa utopia!
Inserisci l’hashtag #hope2026. Poi comincia a raccontare! Descrivi un momento, una scena o una giornata intera in un futuro in cui la barbarie sta finalmente declinando: racconta come ciò influisce sulla vita di tutte le persone che ti circondano, sulla loro crescita, i loro rapporti e sentimenti.
> Scegli un libro o fumetto, un disco, un film o serie tv, da portare con te, da leggere, ascoltare, guardare, alla fine del racconto della tua giornata utopica, che ti ricorderà la parte bella dei tempi vissuti, e inseriscine l’immagine di copertina nel post.
> Copia & incolla questo testo, tagga 5 amici e chiedi loro di continuare la catena utilizzando l’hashtag; poi segui l’hashtag #hope2026 e interagisci, commentando e condividendo le utopie che preferisci nella tua cerchia di amici o fuori.
Da tutti i racconti dell’ #hope2026 potremo costruire nuove narrative, romanzi collettivi di fantapolitica, e soprattutto riscoprire il rapporto concreto tra l’utopia e il nostro desiderio, per cominciare magari a realizzarlo!

Taggo:  (5 persone di vostra scelta
[scrivete il vostro racconto e incollatelo qui sotto]

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